La fisioterapia nella cura degli arti inferiori

La mano è un organo estremamente complesso, molto esposto a traumatismi e segnatamente ad infortuni sul lavoro (bruciature, fratture, lesioni dei tendini, dei nervi, dei vasi, delle ossa, delle articolazioni). La rieducazione comporta una mobilizzazione passiva, ma soprattutto attiva, semplice, diretta, assistita e contro resistenza, con l’ausilio di palla di caucciu ed apparecchiature adeguate. I massaggi delle dita della mano svolgono un ruolo di preparazione non indifferente. I bagni caldi hanno un effetto calmante sul dolore. I movimenti che necessita assolutamente ristabilire sono la flessione e l’estensione delle dita lunghe, l’abduzione e l’opposizione del pollice.

Traumatismi agli arti inferiori

Indipendentemente dal segmento leso negli esiti dei gravi traumatismi agli arti inferiori la rieducazione si svolge in due stadi distinti: lo stadio che precede il consolidamento osseo e quello che lo segue. Consideriamo ad esempio i traumatismi del bacino e dell’anca, divenuti cosí frequenti a causa degli incidenti stradali. Prima di qualsiasi tipo di trattamento il medico compie un bilancio articolare completo. Si distinguono due fasi quella della immobilizzazione a letto e quella dell’alzarsi senza appoggio. Durante il periodo di immobilizzazione il leso e sottoposto ad una trazione o sospensione realizzata con un sistema di chiodi, pulegge e corde, avente un duplice scopo: correggere scomposizione della frattura ed evitare atteggiamenti viziati. Dopo il periodo di trazione meccanica il paziente eseguirà, sempre a letto, diversi esercizi, onde limitare l’ipotrofia muscolare ed impedire l’insorgenza di limitazioni articolari. Nell’ulteriore fase, potendosi permettere la stazione eretta la cinesiterapia attiva sarà intensificata, con esercizi di flessione, estensione, abduzione, marcia, salita e discesa con sostegno. Infine, raggiunto consolidamento della frattura e concesso l’appoggio, la rieducazione con ricorso a tutti i metodi di cinesiterapia (elettroterapia, termoterapia, cure termali, ecc.), tenterà di recuperare completa estensione articolare e forza muscolare.

Fratture del rachide dorsolombare

Il trattamento cinesiterapico in questi casi comporta tre fasi:

  •  la fase iniziale, con paziente costretto a letto per i vivi dolori dorsali o con tronco immobilizzato in fasciatura gessata, impone mobilizzazione agli arti, attiva e passiva. Solo cosí a breve distanza dall’evento traumatico il paziente sarà in grado di lasciare il letto e di ricominciare a camminare.
  • La fase intermedia, attuabile dopo regressione della sintomatologia dolorosa e rimozione del corsetto gessato, si caratterizza per una ripresa progressiva della motilità del rachide, tramite esercizi attivi. Si opera in particolare al fine di riattivare l’equilibrio della statica lombo-addominale (movimenti di torsione, flessione, inclinazione laterale, lavoro dei muscoli addominali, delle natiche e dei muscoli paravertebrali).
  • La fase terminale, infine, che ha per scopo il recupero totale della funzione della colonna, tanto nei riflessi della forza che della motilità: in questa fase sono indispensabili esercizi dinamici. Completeranno il ciclo di cura esercizi con pulegge, idroterapia, ergoterapia ed addestramento allo sforzo.

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