Inquinamento acustico da traffico: come proteggere le orecchie

Proteggere le orecchie dall'inquinamento acustico da trafficoTraffico, musica troppo alta, strumenti di lavoro rumorosi sono tra le cause dei disturbi dell’udito di cui 8 milioni di italiani soffrono. La scienza studia come proteggere le orecchie ma, per i casi più gravi, ha inventato anche quelle bioniche.

Traffico, musica in cuffia, rumori da attività lavorative: oggi il 45 per cento della popolazione europea è colpita da stimoli sonori eccessivi, con conseguenze sull’apparato uditivo. «I suoni di intensità elevata», spiega Umberto Barillari, presidente della Società italiana di audiologia e foniatria, «possono danneggiare l’orecchio interno, se non viene adeguatamente protetto». Negli Usa alcuni gruppi rock fanno persino firmare una liberatoria prima dei loro concerti, scaricandosi dalle responsabilità per eventuali danni all’udito.

Non è un caso che secondo stime dell’Unione Europea oltre 50mila persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento acustico. Responsabili sono la mancanza di sonno e l’ansia provocate dall’esposizione al rumore. Sono, invece, 200mila le persone che soffrono ogni anno di problemi cardiovascolari prodotti dal rumore del traffico: secondo uno studio dell’istituto di ricerche olandese Tno, è proprio questo il rumore più dannoso. Stimoli acustici cli questo tipo possono provocare un aumento della pressione e frequenza cardiaca, ma anche nausea, gastrite e addirittura rallentare i riflessi. Lo conferma un’altra ricerca, con-dotta anni fa da Antonio Argini, audiologo all’Università di Milano, che ha dimostrato come nelle aree geografiche in cui i rumori di fondo sono più lievi anche le persone anziane mantengano un udito invidiabile.

È un organo delicato

Proprio perché così delicato, l’orecchio può essere soggetto a diversi disturbi più o meno gravi. Quello più comune è l’otite. «Ne esistono di due tipi: quella esterna e quella media», spiega Gaetano Paludetti, direttore del Dipartimento delle Scienze chirurgiche della testa e del collo presso il Policlinico Gemelli di Roma. «La prima è prodotta da un eccesso di umidità che ristagna
nel canale uditivo, per esempio d’estate al mare, ma anche dall’uso scorretto del cotton fioc. La seconda è più grave». Interviene quando l’infiammazione colpisce l’orecchio medio, cioè la parte oltre il timpano: «L’otite media è in genere conseguenza di una precedente infezione dell’apparato respiratorio o anche di un banale raffreddore». Provoca ostruzione dell’orecchio, ipoacusia (perdita dell’udito), dolore, febbre e può giungere alla perforazione del timpano. Ma questo non è un evento drammatico: «La rottura del timpano produce la fuoriuscita del liquido prodotto dall’infezione e di conseguenza porta alla guarigione e cicatrizzazione», chiarisce il medico. Le terapie? Gocce antifungine, antibiotiche o antinfiammatorie in caso di otite esterna, durante la quale è bene mantenere asciutto l’orecchio colpito per almeno una settimana. Per l’otite media, antibiotici per bocca, cortisone e gocce nasali antibiotiche o antinfiammatorie.

La “manutenzione” dell’udito

Tra i problemi a carico dell’orecchio esterno e medio ci sono il banale tappo di cerume ma anche infezioni micotiche e perforazioni del timpano prodotte da traumi. «Una patologia frequente è poi l’otosclerosi, dovuta alla formazione di un callo osseo a livello dell’orecchio medio e/o interno, trattabile chirurgicamente», aggiunge Barillari. Alcune malattie dell’orecchio interno sono invece dovute all’invecchiamento. Tra queste la presbiacusia, cioè il disturbo analogo alla presbiopia che colpisce gli occhi degli anziani. Anche l’esposizione a rumori protratti nel tempo o alcuni farmaci tossici per l’orecchio possono contribuire alla perdita dell’udito. Mantenere in buona salute le nostre orecchie significa dunque preservarle da traumi ed eccessiva umidità per evitare infiammazioni e infezioni, ma anche da rumori elevati. Conta in parte anche l’alimentazione: «Non c’è nulla di scientificamente dimostrato», prosegue Barillari, «tuttavia sono utili le sostanze ad attività antiossiciante e vitamine neurotrofiche come frutta, verdura e pesce, contenente omega 3».

L’orecchio bionico

L’ipoacusia, ossia l’indebolimento dell’apparato uditivo, colpisce oggi oltre 8 milioni di italiani, pari a più del 12 per cento della popolazione. Diagnosi precoce e utilizzo di protesi acustiche e terapie logopediche possono evitare le conseguenze psicologiche e relazionali della sordità, specie nei bambini. Oggi infatti ci sono sistemi efficienti per ridare l’udito a chi lo ha perso. Nel caso di sordità profonde, quando cioè le normali protesi acustiche che amplificano il suono non sono sufficienti, si utilizzano gli impianti cocleari: orecchi bionici costituiti da un microfono che rileva gli stimoli sonori dell’ambiente, un processore che li elabora e un’antenna che trasmette il segnale alla parte interna così da trasformare il segnale acustico in impulsi elettrici capaci cli stimolare le fibre nervose.

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