Il lato buono dell’invidia

il lato buono dell'invidiaEra il 1 agosto 2015 quando Francesco Seramondi e sua moglie Giovanna furono uccisi nella loro pizzeria di Brescia da Mohammad Adnan. «Li ho uccisi perché mi impedivano di lavorare, non riuscivo più a pagare l’affitto del negozio», ha affermato l’assassino. Ma i rilievi hanno escluso che i coniugi avessero interferito nella gestione dell’attività commerciale di Adnan, concorrente delle vittime.

Il suo movente sarebbe stato quindi un sentimento di semplice, banale invidia nei loro confronti e per la loro vita. Un sentimento distruttivo questo, che — anche senza arrivare a conseguenze così drammatiche — tutti nella vita abbiamo provato. Non a caso nella storia della cultura i riferimenti abbondano: nel buddismo l’invidia è considerata un fattore che, facendo germogliare l’odio, acceca la personalità. mentre Shakespeare, attraverso la figura di Iago nell’ Olello, ne rappresenta la massima espressione nella letteratura occidentale.

Il ruolo dell’ossitocina Secondo uno studio condotto anni fa da Andrew Kemp dell’Università di Sydney (Australia), l’ormone ossitocina giocherebbe un ruolo fondamentale nell’esacerbare sentimenti invidiosi. Dalla ricerca emergeva infatti che i soggetti ai quali era stata somministrata una dose di questo mediatore chimico si dimostravano decisamente più invidiosi dei colleghi durante un gioco di squadra a cui avevano successivamente partecipato.

È già noto che l’ossitocina è efficace nell’indurre sentimenti positivi come fiducia e tenerezza, tanto da essere stata soprannominata “ormone dell’amore” dopo uno studio dell’Università Friedrich-Wilhelms di Bonn (Germania) che aveva dimostrato la sua capacità di rendere gli uomini più propensi alle coccole dopo aver fatto sesso. Ora si capisci che lo è anche nello stimolare sentimenti negativi. Il motivo? «Crediamo che l’ossitocina stimoli i sentimenti “sociali”, sia positivi sia negativi», conclude Kemp.

Tutta colpa di sesso e cibo

Paragonarci agli altri e desiderare di “possedere” le loro vite non è infatti necessariamente un male. Secondo David Buss dell’Università del Texas (Usa), che su questo tema ha condotto diversi studi, l’invidia è un’emozione atavica che nasce dalla competizione per le risorse come cibo e partner sessuali. Gli esseri umani hanno sviluppato un’attenzione a giudicare tutto in termini di confronto sociale: non conta solo quanto si ha, ma se questo è più o meno di quanto hanno gli altri con cui ci si rapporta. L’invidia benigna, spiegano gli psicologi, è alla base dell’emulazione ed è un sentimento che attiva comportamenti sani e creativi di autoaffermazione e di miglioramento: se l’invidia è diretta al bene può costituire infatti una spinta efficace per lavorare fino a ottenere quel bene.

Sono due le regole da seguire: prima di tutto evitare il confronto con gli altri fine a se stesso, poi considerare le nostre mancanze alla luce delle nostre fortune. Come spiegava la psicanalista britannica Sue Gerhardt, «l’invidia può darci qualche indicazione circa ciò che veramente conta per noi. L’ho vissuto sulla mia pelle: quando un collega pubblicava un bel libro, mi sentivo a disagio. Ho iniziato a stare meglio solo quando ho scritto il mio primo libro. Certo, sconfiggere l’invidia negativa richiede qualche sacrificio. Ma senza sacrifici non raggiungiamo i nostri obiettivi».

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