Gerusalemme in Italia: la Basilica si Santo Stefano

La basilica di Santo Stefano a BolognaUna antica chiesa realizzata sull’impronta del Santo sepolcro di Gerusalemme. Una colonna che ci dice quale potrebbe essere l’altezza di Gesù. E ancora, un velo appartenuto a Maria. Tutto questo sui resti di un tempio dedicato a Iside. Siamo nella Basilica di santo Stefano, nel cuore artistico di Bologna.
Tesoro di storia e fede

Il complesso di Santo Stefano è composto da sette edifici. Il primo – la Basilica del Sepolcro – è stato realizzato da Petronio, poi divenuto patrono della città. L’ha fatto costruire seguendo la mappa della tomba di Gesù com’era nel 400 dopo Cristo. Dopo quella data, il sepolcro di Gerusalemme è stato abbattuto e poi ricostruito. Quindi quello che si vede oggi nella chiesa bolognese è un sepolcro che non esiste più. Nella parte più antica dell’edificio ci sono 12 colonne di epoca romana. Sono state fatte realizzare da Petronio su un vecchio tempio di Iside. Sette sono appoggiate ad altre ancora più antiche.
La copia voluta dal patrono Petronio ha fatto realizzare la sua replica del Santo sepolcro nel V secolo. Nell’anno mille la città felsinea è stata coinvolta in una crociata e i combattenti bolognesi sono andati in Terrasanta. Una volta a Gerusalemme si sono accorti che qualcosa era cambiato. Il simulacro della loro città non era più la copia esatta dell’originale. Il Santo sepolcro che aveva visto Petronio era stato demolito e ricostruito.

Le differenze, una volta tornati a Bologna, sono state introdotte anche nella replica in Santo Stefano. Intorno alle colonne è, così, sorto un ottagono. All’interno del simulacro petroniano ci sono due sarcofagi di epoca romana, dunque molto più antichi. Una rappresenta quello di Gesù ed è sempre stato vuoto, mentre nell’altro sono state messe le spoglie di Petronio, che nel 2000 sono state traslate nella Basilica di san Petronio, che già custodiva il capo del patrono della città. In questo ambiente c’è un altro oggetto importante, una reliquia decisamente impegnativa.

Si tratta di una colonna molto pesante, di marmo. Secono il patrono di Bologna era questa la colonna sulla quale è stato flagellato Gesù. È possibile tutto questo? È possibile che Petronio l’abbia portata dalla Terrasanta fino in Italia? Quel che si può dire di certo, è che si tratta davvero di una colonna da flagellazione. Si vedono con chiarezza i buchi che ospitavano i ganci a cui veniva legato il prigioniero e tutte le tacche provocate dai colpi inferti. Il marmo di cui è fatta si chiama nero cipollino e viene dall’Africa o dal Medio Oriente. In Europa non esisteva.

Da Pilato a Pietro, fino alla Sacra sindone

Fuori dall’edificio c’è un cortile ricco di simboli dove è stato ricostruito il celebre episodio di Ponzio Pilato raccontato nel Vangelo secondo Matteo: il prefetto della Giudea si lavò le mani e mandò Gesù a morte. Nella corte dell’edificio sacro c’è una vasca in pietra calcarea – il Catino di Pilato – che si pensava fosse quella originale: è, invece, solo un simbolo che ricorda il momento in cui il politico immerse la mani nell’acqua. Sul lato destro del cortile, c’è un altro simbolo: un gallo che ricorda l’episodio di Pietro che rinnegò Gesù. Risale al XIV secolo. Un oggetto particolare e molto recente, infine, fa provare ai visitatori un’emozione forte. È in una piccola cappella sulla sinistra. Attraverso le misure ricavate dalla Sacra sindone di Torino stato riprodotto quello che doveva essere il corpo di Gesù. Non più un’immagine proiettata su un telo, dunque, ma una statua a tre dimensioni.

Fonte di ispirazione

Dal Cortile di Pilato ci si sposta verso la Chiesa della Trinità. Nel farlo, si attraversa il bellissimo Chiostro medievale. Anche Dante Alighieri amava stare qui per studiare. Si dice che alcune delle simbologie che si possono ancora vedere lo abbiano ispirato per alcuni passi della Divina commedia.

La reliquia di Maria

Non si può lasciare Santo Stefano senza vedere uno dei suoi tesori più importanti: una benda. Questa reliquia è stata portata qui da un santo, Petronio. Si dice fosse una delle bende che avvolgevano il capo di Maria quando lei, sotto la croce, accolse tra le sue braccia il corpo di Gesù. Si trova proprio nell’edificio a cui dà il nome: la Cappella della Benda.

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