Come vincere una regata

Come vincere una regataSiete da tanti anni armatori di una barca, ma nonostante i tanti sforzi economici e tecnici non riuscite a vincere le regate? Questa allora è la pagina giusta per voi. Andremo ad analizzare quali sono le mosse giuste da fare per vincere le regate. Innanzitutto è bene analizzare la fase di Kick-Offe Setting, ovvero come preparare un progetto agonistico “a terra” che riesca a farvi essere vincenti in acqua: come mettere insieme il vostro equipaggio e sistemare la vostra barca partendo dai vostri obiettivi e dal vostro budget.

  1. PROGETTO AGONISTICO. Il primo mattone da posare per costruire un team vincente è chiarirsi le idee sugli obiettivi da raggiungere nel corso della stagione. Con la stessa barca è impossibile tentare di vincere qualsiasi tipo di regata: lunga, oceanica, a bastone, IRC, ORC. Il programma deve essere ben chiaro: quali sono i campi di regata sui quali voglio investire e per che tipo di regate mi devo preparare. Chiarito questo punto è il momento di stabilire il vostro budget. Il “vile denaro” è fondamentale per capire quali regate sono alla vostra portata a seconda della barca che avete a disposizione. Il calendario della stagione nasce quindi dalla convergenza fra progetto agonistico, tipologia di barca e budget: la sintesi di questi tre elementi dà come risultato un progetto potenzialmente alla vostra portata.
  2.  LA PERSONA GIUSTA NEL RUOLO GIUSTO. La selezione dei membri dell’equipaggio è la seconda mossa da non sbagliare. Attenzione, non soffermatevi alla sola preparazione tecnica del singolo, valutate invece il carattere e la capacità del gruppo di saper lavorare insieme. Per raggiungere i risultati non è sempre necessario assoldare un team di soli professionisti, spesso si possono coinvolgere nel nostro progetto persone con le adeguate capacità tecniche e passionali che, con una guida competente, potranno crescere nel proprio ruolo. Di fatto, se preferite crescere nel vostro sport e conquistarvi il podio di persona, sarà necessario creare un team affiatato dove ogni membro dovrà ricoprire il ruolo che più gli si addice scegliendo sulla base delle caratteristiche tecniche, caratteriali e fisiche di ognuno. È importante inoltre chiarire che i ruoli non si esauriscono in acqua durante la regata, ma ognuno mantiene una “missione” anche a terra. Facciamo un esempio: il tailer non avrà come unico compito quello di regolare le vele, ma dovrà prendere nota di eventuali problematiche (la condividere con l’equi-paggio e magari da segnalare in veleria, oltre che annotare in un personale taccuino riferimenti, segni e sensazioni. Il massimo si raggiunge quando sulla nostra barca ognuno acquisirà un alto grado di responsabilità, e durante la regata potrà avere il giusto margine di decisione nel proprio ruolo. Impostare secondo rigide regole la comunicazione a bordo è di primaria importanza. In regata si parla solo per fornire indicazioni inerenti al proprio ruolo.
  3. LA COMUNICAZIONE INIZIA DAL SILENZIO. La comunicazione a bordo deve avere delle regole chiare ed essere impostata senza margini di Ognuno dovrà sapere quando potrà permettersi di parlare, poiché il silenzio è sacro. Questo significherà aumentare la concentrazione a bordo oltre che “l’ascolto” della barca. È importante anche la comunicazione a settori: per fare un esempio, su determinate barche (e a meno che non ci siano esigenze tattiche particolari), si raggiungerà il top comunicazionale quando il prodiere stesso chiamerà i tempi per l’ammainata dello spinnaker. Chi meglio di lui sa considerare le problematiche tecniche delle manovra e definire le tempistiche che lo separano dalla boa? La corretta interpretazione del certificato di stazza è tra le chiavi per il successo in regata. Un’attenta analisi è il primo passo per capire quali aspetti dell’imbarcazione vanno modificati per avere un giusto equilibrio tra rating e velocità della barca in acqua.  Assolutamente da evitare la promiscuità dei ruoli sia a terra sia in barca. Per il vostro personale percorso verso i risultati, attorniarsi di “velistar” impegnati su diversi campi di regata potrà aiutare per rubare informazioni, ma non crescerete come team. Date fiducia a chi dimostra tanta voglia di essere in barca, se ben seguito e con un buon programma di training, nel giro di poco tempo sarà più che capace nel ruolo che gli è stato assegnato.
  4. “TIRARE” LA BARCA Quando la scelta dell’equipaggio è stata ultimata, è il momento di dedicarsi alla messa a punto della barca che, se possibile, dovrà essere portata al 100% delle sue potenzialità in linea con il budget a disposizione e le regate in programma. La scelta delle vele, per esempio, dovrà essere coerente con il progetto agonistico della stagione. Spi simmetrici o gennaker? Materiali durevoli o soltanto performance? Dipenderà ancora una volta dal livello dell’equipaggio, dalla tipologia di barca (planante o dislocante) e dalla tipologia delle regate (long distance o bastoni).
  5.  INTERPRETARE IL CERTIFICATO Altra questione fondamentale in IRC e in ORC è il certificato di stazza. Le formule cambiano periodicamente e potrebbe essere cruciale apportare alcune modifiche alla vostra barca. Ciò vi permetterà di navigare veloci sull’acqua senza però risultare inefficienti dal punto di vista del rating. Questo lavoro di “ottimizzazione” richiede esperienza per non rischiare di fare scelte sbagliate.

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