Alla scoperta di Plutone

Il diametro di Plutone ora noto è maggiore di quanto si pensava e comporta una conseguenza interessante: grazie alla nuova misura Plutone si riprende il primato del più grande pianeta nano, battendo Eris, oggetto della fascia di Kuiper scoperto nel 2005 che era ritenuto un po’ più grande di Plutone. Dovendo trarre una conclusione (provvisoria), si può dire che i dati sembrano dare ragione a chi ritiene Plutone un vero pianeta e non un pianeta nano, come nell’agosto del 2006 lo classificò la International Astronomical Union. Questa decisione rimane controversa soprattutto negli Stati Uniti, dove molti l’hanno considerata offensiva per Clyde Tombaugh che individuò Plutone il 18 febbraio del 1930 su lastre riprese qualche settimana prima con il telescopio da 155 cm del Lowebb Observatory. Un ricorso sottoscritto da migliaia di persone sta cercando di restituire a Plutone il titolo di pianeta. 18 sono i giorni trascorsi in ibernazione da New Horizons durante il viaggio; si è risvegliata il 6 dicembre 2014. Intanto Clyde Tombaugh ha raggiunto simbolicamente, quel puntino luminoso che richiamò la sua attenzione 85 anni fa: a bordo di New Horizons c’è infatti una minuscola urna con le sue ceneri. Altri oggetti-simbolo accompagnano l’urna: due bandiere, un pezzo della SpaceShip One, due cd con le foto del team e 434 mila firme raccolte nell’iniziativa “Spedisci il tuo nome su Plutone”, due quarti di dollaro e un francobollo. Alcune curiosità rimangono insoddisfatte. Il sorvolo è avvenuto alla velocità di 14 chilometri al secondo e solo l’emisfero sud di Plutone è stato a favore della telecamera. Non ci sarà una seconda chance per New Horizons, come avvenne con le sonde Pioneer e Voyager dirette a Giove e a Saturno; e non ci sarà una nuova sonda plutoniana chissà per quanti anni. Uno sguardo, e via verso le migliaia di asteroidi ghiacciati della Fascia di Kuiper. Quando New Horizons nel 2006 partì, si conosceva solo il satellite maggiore Plutone. Poi il telescopio spaziale “Hubble” ha scoperto i piccoli Nix e Hydra. È seguita la scoperta di Kérberos nel 2011 e di Styx nel 2012. Di Caronte si è visto abbastanza bene un solo emisfero perché la super-luna orbita intorno a Plutone in sei giorni e mezzo e quando ha rivolto a New Horizons l’altra faccia la sonda si era già allontanata di milioni di chilometri. Attualmente i segnali radio impiegano 4 ore e mezza a raggiungere le grandi parabole del Deep Space Network. Al ritmo di appena 2000 byte al secondo, ogni immagine richiede 50 minuti di trasmissione: ci vorrà un anno per scaricare tutte le informazioni raccolte. Con il rosa di Plutone, la tavolozza del Sistema solare è completa. Marte è rosso per via dell’ossido di ferro delle sue rocce arrugginite. Venere con la sua densa atmosfera di anidride carbonica riflette come un diamante la luce bianca del Sole. Giove è a strisce chiare ‘e scure costituite dai suoi immensi sistemi nuvolosi, più il color mattone di qualche gigantesco tornado. Saturno è bronzeo, Urano verdognolo, Nettuno blu, le comete e gli asteroidi quasi neri. Noi, visti da fuori, abitiamo su una sfera azzurra con grandi pennellate bianche. Due sentimenti si intrecciano mentre New Horizons si allontana per sempre da noi. Il primo è un sentimento di entusiasmo: in mezzo secolo l’uomo ha completamente esplorato il villaggio planetario, l’astronomia per i principali”oggetti del Sistema solare si è trasformata in geografia e geologia. Un bilancio scientifico trionfale. Il secondo sentimento è una lieve malinconia: resta ben. poco da scoprire suí corpi che orbitano intorno al Sole e una cosa è certa, non c’è vita intelligente nelle nostre immediate vicinanze, e probabilmente neanche qualche infima forma di vita ai primi stadi dell’evoluzione. Bisognerà cercare più lontano, enormemente più lontano, non a poche ore luce ma a anni, decine, centinaia di anni luce da noi.

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